

78. L'Europa orientale: contrasti interni e internazionali.

Da: J. Joll, Cento anni d'Europa, 1870-1970, Laterza, Bari, 1975.

Nel seguente passo lo storico inglese James Joll esamina la
situazione dell'Europa orientale nel primo dopoguerra,  rilevando
come il nuovo assetto geopolitico non avesse prodotto una
stabilit maggiore di quella del periodo precedente lo scoppio del
conflitto. Nei nuovi stati, formatisi dallo smantellamento degli
imperi asburgico ed ottomano, accesi contrasti politici e
difficolt economiche determinarono tensione e instabilit tali
che in molti casi sfociarono nella instaurazione di regimi
dittatoriali. Anche la Cecoslovacchia, il paese politicamente ed
economicamente pi solido, era indebolita dagli attriti fra le
numerose nazionalit residenti sul suo territorio, e l'integrit
di quest'ultimo era minacciata dalle rivendicazioni territoriali
degli stati confinanti. In tutta l'area infine le relazioni
internazionali erano compromesse da pretese revisionistiche,
ambizioni espansionistiche e contrapposti nazionalismi.


Uno dei nuovi Stati, l'Austria, si rivel privo di vitalit
intrinseca. Come si  visto, esso doveva la sua esistenza alla
decisione degli Alleati di non permettere alle province di lingua
tedesca dell'Impero austro-ungarico di unirsi alla Germania, e fra
il 1920 e il 1930 fu tenuto economicamente in vita da grossi
prestiti organizzati dalla Societ delle Nazioni. Vienna aveva
perduto la sua ragion d'essere come capitale di un grande Stato, e
molti dei suoi abitanti il loro impiego. V'era sproporzione e
conflitto di interessi fra la citt, sempre enorme anche se priva
dell'antico splendore, e le province; e questo contrasto si
rifletteva nelle tensioni fra i socialdemocratici, che
controllavano Vienna, e i cristiano-sociali, che dominavano nel
resto del paese e conservavano una precaria maggioranza nel
Parlamento federale. Nel 1927 queste tensioni esplosero in gravi
disordini e in uno sciopero generale; nel 1934 portarono alla
messa al bando dei socialisti e alla fine del regime democratico.
Il caso dell'Austria era quello di un paese abituato a un alto
tenore di vita, con un livello non meno elevato di istruzione
pubblica ed una lunga tradizione di burocrazia disinteressata, e
incapace sia di adattarsi a un brusco impoverimento, sia di
risolvere i contrasti di interessi fra citt e campagna. Molti dei
nuovi paesi, per contro, abitati da una classe contadina povera e
retrograda, non possedevano n le basi materiali n le tradizioni
politiche atte a sostenere il peso di un complicato sistema
parlamentare di governo. La Polonia, per esempio, era lacerata da
faide personali fra gli stessi dirigenti che erano riusciti a
fondere in un solo Stato le province divise dalla fine del secolo
diciottesimo fra Prussia, Russia ed Austria, ognuna con un suo
regime amministrativo, ed era schiacciata dagli oneri delle spese
per la guerra con la Russia nel 1920 e del tentativo di estendere
i propri confini a detrimento della Lituania. In realt, a pochi
anni dalla creazione dello Stato e dal completamento della sua
Costituzione, la Polonia era gi governata da una dittatura pi o
meno velata che, sotto il maresciallo Pilsudski e fino alla sua
morte (1935), poi sotto i suoi successori, dur fino alla
sconfitta e alla temporanea estinzione della Repubblica nel 1939.
In Iugoslavia la stabilit governativa e la coesione politica
erano rese difficili da tensioni fra Croati e Serbi e fra
contadini e borghesia urbana. E quando, nel 1928, il leader del
partito contadino croato venne assassinato durante una seduta
della Camera, la situazione di stallo nei rapporti fra le
nazionalit e di impotenza del regime parlamentare apparve
completa. Il re [Alessandro primo Karagjorgjevic] proclam una
dittatura personale; e sebbene, dopo che anche lui era stato
ucciso, nel 1934, il suo successore [Pietro secondo
Karagjorgjevic] compisse qualche gesto nel senso di un ritorno al
costituzionalismo, le tensioni interne non cessarono, e i problemi
dai quali era afflitto il paese non erano certo pi vicini ad una
soluzione quando i Tedeschi, nel 1941, lo invasero. La Bulgaria -
che non apparteneva,  vero, ai nuovi Stati, ma aveva subito
perdite territoriali dopo aver combattuto a fianco della Germania
-, dal 1919 in poi, ma specialmente nel 1923, si trov di fronte
alla doppia minaccia rivoluzionaria di un forte partito comunista
e di un battagliero partito contadino e, dopo anni di terrore e di
violenza durante i quali il regime parlamentare non funzion quasi
mai, fin anch'essa sotto la dittatura personale della Corona. La
Romania, dove era sorto un potente movimento parafascista, venne
governata dal re [Carol secondo] a partire dal 1930, con metodi
corrotti ed autocratici. Malgrado alcuni tentativi di riforma e di
governo costituzionale nel periodo 1920-1930, e il fatto che il
possesso di pozzi petroliferi rendesse la Romania potenzialmente
pi ricca dei suoi vicini nei Balcani, le istituzioni liberali non
poterono mai mettervi radici.
Molti di questi sviluppi differivano ben poco, sostanzialmente,
dal genere di politica praticato negli Stati indipendenti del Sud-
Est europeo prima della guerra, dove i modelli costituzionali
francese o britannico erano serviti da copertura alla lotta per il
potere nell'ambito di una piccola casta dominante. Vittime ne
erano i contadini, il cui modo di vita non mutava se non in
piccola misura coi cambiamenti di regime o, come per gli abitanti
della Transilvania, con il trasferimento da un paese all'altro.
L'instabilit dei governi dell'Europa orientale, aggravando
l'instabilit internazionale in quest'area, impediva inoltre a
qualunque raggruppamento fra Stati minori di rappresentare per la
Francia un surrogato dell'alleanza prebellica con la Russia.
Alcuni,  vero, potevano far blocco sul piano diplomatico, come la
Cecoslovacchia, la Iugoslavia e la Romania nella Piccola Intesa,
spinti a ci dalla comune paura dell'Ungheria e delle sue pretese
revisionistiche, ma altri erano divisi da contrasti insanabili,
cosicch per esempio gli attriti bulgaro-iugoslavi impedivano ogni
collaborazione fra i due regni e rendevano utopistico il sogno di
una federazione rurale balcanica, come quella proposta dal leader
contadino bulgaro Aleksander Stambolijski.
I due Stati pi forti dell'Europa orientale erano la Polonia e la
Cecoslovacchia. Per la loro posizione geografica e per la stessa
intensit del loro nazionalismo, i Polacchi, anche se il loro
regime interno era profondamente conservatore e sciovinista, con
forti venature antisemite, erano convinti d'essere una grande
potenza europea con un suo ruolo internazionale da sostenere;
convinzione nascente dal fatto che la ricostituzione dello Stato
polacco era coincisa con l'eclissi della Germania nella sconfitta
e della Russia nella rivoluzione, cosicch i due potenti Stati
confinanti, dalla cui tolleranza dipendeva la stessa esistenza
della Polonia e che, se procedevano di concerto come nel 1939-'41,
potevano cancellarla senza difficolt dalla carta geografica,
erano temporaneamente fuori gioco. In realt, in assenza di una
forte Germania e di una forte Russia, la Polonia sembrava una
potenza militare di un certo rispetto.
Allo stesso modo la Cecoslovacchia, unico Stato successore della
monarchia asburgica con un grado relativamente alto di
industrializzazione e con una solida, efficiente e colta borghesia
urbana, sembrava il solo paese dell'Europa centrale in cui
potessero fiorire istituzioni liberali e democratiche e che avesse
i titoli per agire come fattore di stabilit in un'area instabile.
Il fondatore dello Stato, e suo presidente fino alla morte (1937),
Thomas Masaryk, era un uomo di nobili sentimenti liberali, di
grandi capacit organizzative e di convinzioni sinceramente
democratiche; il suo ministro degli Esteri - e pi tardi suo
successore alla presidenza della Repubblica - Edvard Benes, era un
politico e diplomatico esperto. Il nuovo Stato aveva visto la luce
sotto buona guida e nel diffuso convincimento che si dovesse
attuare un serio programma di riforma agraria. Ma i problemi del
paese erano molti. Esso era un mosaico di nazionalit - Cechi,
Slovacchi, Tedeschi, Ruteni, Magiari, Polacchi. Gli interessi dei
contadini non coincidevano sempre con quelli degli industriali e
degli operai. La maggioranza dei Cechi era protestante, la
maggioranza degli Slovacchi cattolica. V'era perci un gran numero
di piccoli partiti, ognuno rappresentante una diversa combinazione
di interessi settoriali. Il regime parlamentare dipendeva
dall'esistenza di coalizioni in cui il partito pi forte, quello
degli agrari, cercava di fare qualcosa per accontentare tutti. Il
problema di creare una nazione cecoslovacca integrata non era
semplice; gli Slovacchi si lagnavano della mancata osservanza
delle promesse di autonomia fatte nel 1918; la minoranza tedesca
era ancor pi difficile da conciliare e fu una prova di successo
della Repubblica il fatto che nel 1926-'27 tanto gli Slovacchi
quanto i Tedeschi accettassero di entrare nel governo. Come in
molte parti d'Europa, un attimo di speranza fu presto cancellato
dalle conseguenze della crisi economica mondiale.
Se per la Cecoslovacchia sembrava il nuovo Stato con le migliori
prospettive di esaudire alcune delle idealit liberali del 1919,
la sua posizione internazionale era vulnerabile. Bench l'esercito
fosse efficiente e l'eredit austro-ungarica comprendesse una
delle pi importanti fabbriche d'armi in Europa, la Skoda, le
frontiere della Cecoslovacchia non furono mai riconosciute dai
suoi vicini. Una controversia con la Polonia in merito all'area
industriale di Teschen (Quanti deputati hanno sentito parlare di
Teschen? Io non mi vergogno di dire che non ne ho mai saputo
nulla, dichiar Lloyd George [David Lloyd George, pi volte primo
ministro britannico] ai Comuni nel 1919, e fu molto criticato per
la sua franchezza) imped fino all'ultimo ai due paesi di
collaborare alla formazione di un valido contrappeso alla
Germania. A sud, l'Ungheria non cess mai di sperare nello
smembramento del vicino Stato federale e nel recupero di una
Slovacchia irrevocabilmente considerata come parte integrante
delle Terre della Corona di Santo Stefano. Perfino con l'innocua
e debole Repubblica austriaca, dipendente dalle miniere ceche per
la maggior parte del suo fabbisogno di combustibile, i rapporti
non furono mai molto stretti n molto cordiali.
